DevOps Scotch Whisky

DevOps Scotch Whisky

Dopo aver rotto il ghiaccio direi di partire dalle basi:

Cos’è il DevOps?

Prima di capire cosa significa DevOps, alcune doverose premesse (si, sto mettendo le mani avanti):

  1. Quanto scrivo su questo blog sono, in generale, mie opinioni personali.
  2. Le opinioni sono frutto di “una certa” esperienza sul campo, che ha spesso comprovato o “smussato” quanto trovato in letteratura.
  3. Essendo questo un blog e non un corso di formazione alcune nozioni le darò per scontate, per cui se qualche termine o concetto vi sfugge (e non l’ho già linkato nel post) usate la pagina con i link di approfondimento oppure fatevi un giretto sul motore di ricerca con molte O.
  4. Qualcuno di voi potrebbe trovare alcune argomentazioni ovvie e scontate, se sarà così probabilmente siete sulla strada della piena comprensione di quello che volevo trasmettere (o sono io che smercio acqua calda). Per altro, ho scoperto sulla mia pelle che è sempre meglio cominciare dalle domande ovvie prima di arrivare a quelle “difficili”, perché è sorprendente quante volte i problemi si risolvono con le prime.
  5. Si, uso tante virgolette e parentesi. Che ci volete fare, se fossi perfetto lavorerei per Gartner.

Il DevOps è molte cose e non è altre (eccoci all’acqua calda), lo dico perché è un po’ di tempo che vedo questa sigla citata in tutte le salse ed in parecchi casi (leggi immagini e post condivisi sui social) e noto una certa confusione tra l’Agile, la Continuous Delivery e, appunto, il DevOps.

Sarà perché va di moda e:” ragazzi, oh, visto che fico, ho detto DevOps, mica Aggiail come i poveracci”.

Il DevOps, è un’amalgama di comportamenti, modalità operative, professionalità, metodologie (e anche, ma in minima parte, tool) che contribuiscono a far si che un costrutto (tipicamente software) venga vissuto da TUTTI coloro che devono “portarlo in produzione” come un PRODOTTO, da conoscere e gestire dall’INIZIO alla FINE. End to End dicono quelli bravi.

Il DevOps è come un buon whisky blended, l’unione del lavoro di cantine diverse che contribuiscono a creare un mix di sapore, colore ed aroma unico ma sempre simile a se stesso, “industriale” (che per il software è una cosa buona, fidatevi), al contrario di quello single malt, il cui sapore cambia leggermente da un’annata all’altra.

Non vado pazzo per le liste, ma penso che in questo caso sia un buon strumento per darvi il dettaglio di cosa penso sia, per me, il giusto mix per fare “un buon DevOps”, in modo che, se avrete la pazienza di seguirmi nei prossimi post sul tema, potrò esplorare ogni “flavour” del nostro whisky con l’attenzione che merita.

Quindi, cosa rende il DevOps una cosa buona? Cosa fa del DevOps un argomento così interessante (e importante) da farmi trascurare un’ora di gioco con i miei figli per scrivere questo post?

Secondo me il DevOps è:

Soprattutto NON è una novità, ma qualcosa che, come altre, conoscevamo e praticavamo in molti senza dargli un’etichetta precisa.

Vi lascio quindi con una domanda: “Quand’è che è cominciato ad andare tutto storto?”

Quand’è che è nata la necessità di creare una “metodologia” per fare quello che tutti, più o meno, facevamo in modo naturale, senza pensare al fatto che il collega di fianco, che si occupava delle macchine mentre noi ci occupavamo di codice fosse di una tribù nemica?

Cominciate a pensarci intanto che aspettate il prossimo post, ma vi anticipo che la risposta risiede nel primo punto della lista.

Alla prossima.

Approfondimenti:

 

 

Plurale: 4 risposte a “DevOps Scotch Whisky”

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